Era uno torrido et oscuro vespro, quando lo fidato destriero del nobile Leone, lo draco Rugginante, decise di ribellarsi allo suo signore e ingollò, in un sol boccone, armi, bagagli et briglie. Poco importava, all'impavido Leone, che lo draco avesse divorato armi et bagagli, cosa che, a sincero dire, faceva sovente, ma le briglie eran l'unico orpello in grado di farlo obbedire, fosse per rimettere il maltolto o solamente per domarlo fino alla stalla, ove egli avrebbe potuto, con li adeguati strumenti, estrarlo con la forza, ma senza recare offesa alla nobile bestia.
Dubbi non v'erano che lo Rugginante avesse ingollato le briglie, pure lo stolto frutto dei lombi del signore del Cestello affermò di averle viste adagiate nelle fauci del destriero e di non avervi posto rimedio per non confutare il paterno operato.
Oh, povero Leone Bottin! Tradito da lo suo destriero, abbandonato da lo proprio esercito, di cui restavano al suo fianco solamente una donzella, uno stolto figlio e due fastidiosi et inutili soldati. Ma lo cuore impavido de lo nostro capitano, gli ha impedito di invocare la resa.
Con la sola veemenza delle nude mani et la brutalità che solo a lo giusto è concessa, si cimentò nello dischiudere le draconiane fauci, serrate come fossero un forziere. Lordatosi da capo a piedi di suina sugna et a torso denudato, nella speme di risvegliare l'appetito de lo draco, tirando e spingendo e pregando lo Signore, finalmente riuscì a cavare una zanna, sicchè potesse arrivare a raggiungere i suoi bagagli. Recuperata la pesante mazza e sfilata dalle fauci del Rugginante, con maschia potenza menò lo muso della feroce belva, lì dove le ormai martoriate labbra si chiudevano. Non al primo, non al secondo, ma al terzo colpo lo ribelle animale cedette alle ire del suo padrone, spalancando le fauci e permettendo a lo re del Cestello di recuperare le potenti briglie, con cui riprese lo controllo della creatura.
Tronfio de lo proprio successo, Leone Bottin si riunì al proprio esercito, che lo aveva abbandonato per dedicarsi alle libagioni e, nello suo immenso spirito di sacrificio et buon cuore, non serbò rancore per averlo abbandonato, come non serbò alcun rancore a li quattro fedeli discepoli che gli furono accanto nel momento del bisogno e che ancora ora lo deridono.
(Meno aulicamente: Bottin chiude nel cassone del furgone, con il lucchetto, le chiavi di furgone e lucchetto. Erasmo le aveva viste appoggiate dentro, ma pensava che fosse normale e non voleva contraddire Bottin. Non avendo altri mezzi Bottin A MANI NUDE, con il solo ausilio di una pinzetta tascabile, che McGiver gli fa una sega, cerca di strappare i supporti per il lucchetto, a petto nudo, sudando come un maiale, strusciandosi su tutto l'unto della portiera nel farlo, citando rosari non proprio ortodossi. Il tutto fino a quando non riesce a raggiungere l'inutile mazza di metallo e a tirarla fuori dalla fessura che ha aperto deformando i battenti delle portiere posteriori, per poi schiantarla con veemenza sul lucchetto e su quello che rimaneva integro dell'anello in cui era infilato. E chi c'era ancora ride.)
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